prestiti pmi e artigiani

Banche non concedono prestiti a Pmi e artigiani

Uno degli aspetti più desolanti del lungo periodo di crisi economica che stiamo attraversando, riguarda il fatto che le banche sono sempre più restie a prestare del capitale ad artigiani e piccole e medie imprese. Con gli esperti di www.prestitipersonali.com proviamo a far luce su questo annoso problema che attanaglia noi italiani.

Partiamo da un presupposto: quando si parla di PMI si fa riferimento ad un macro universo in cui, numericamente, a farla da padrone è soprattutto la piccola impresa.

A dircelo sono i numeri: infatti, circa il 90% delle imprese che operano sul territorio italiano contano meno di 50 dipendenti. Questo, a rigor di logica, dovrebbe fare della piccola impresa un patrimonio nazionale su cui puntare, per avviare una decisa ripresa economica del Paese.

Purtroppo, invece, non è così! Infatti il credito bancario, autentica linfa vitale per chi fa impresa, in Italia viene erogato esclusivamente o quasi alle grandi imprese.

A dircelo è un rapporto OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) del 2015, che evidenzia come l’Italia sia all’ultimo posto in Europa e tra gli ultimi al mondo per credito erogato alle PMI.

Ciò che emerge è che più dell’80% del credito viene erogato alle grandi imprese mentre le piccole, che in Italia rappresentano la quasi totalità del mercato, viene destinato non più del 18,7% del totale.  Il motivo per cui si è delineato un simile scenario è facilmente intuibile, ed è legato alla logica del profitto.

Per le banche risulta poco conveniente (in termini di ricavi legati ai tassi di interesse) prestare piccole somme. Chiaramente, più grande è l’impresa, maggiore sarà il credito di cui avrà necessità per finanziarsi. Questo spiega perfettamente perché le banche appaiono così generose nel prestare danaro alle grandi imprese, mentre chiudono bruscamente i rubinetti quando si tratta di finanziare l’attività di artigiani e piccoli imprenditori.

Tuttavia, con un po’ di spirito di iniziativa e capacità di negoziazione, le alternative che possano assicurare la sopravvivenza delle piccole aziende in crisi di liquidità esistono.

Una tra le soluzioni più interessanti, ad esempio, è quella suggerita da Daniele Vaccarino, presidente del CNA (Confederazione Nazionale Artigiani), la cosiddetta finanza a km 0.

Si tratta di una finanza dove i privati che rientrano nella cerchia di conoscenze dell’imprenditore, amici parenti e quant’altro, possano finanziare la sua impresa (ovviamente traendone vantaggio), sopperendo in tal modo alla mancata erogazione di liquidità da parte delle bianche.

La proposta del Cna si trova ora a dover affrontare uno scoglio di portata non trascurabile: l’elaborazione di un apposito quadro normativo che regolarizzi e favorisca questa forma di investimento, alternativa al credito bancario.

Che sia questa la strada maestra che può consentire alle piccole imprese di venir fuori dalla crisi fungendo, al tempo stesso, da motore per la ripresa economica del paese? Personalmente, ce lo auspichiamo.

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