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EMICRANIA CON AURA: CARATTERISTICHE E DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Questo articolo illustra in maniera analitica le caratteristiche dell’emicrania con aura e la diagnosi differenziale dell’aura emicranica: queste tematiche sono mutuate dalla pubblicazione a cura della International Classification of Headache Disorders.

Caratteristiche cliniche dell’emicrania con aura

L’emicrania con aura si configura come un tipo di mal di testa dove si hanno attacchi di cefalea alternati ad archi di tempo senza alcun tipo di dolore. L’attacco non ha ritmi predefiniti, ma si presenta con orari casuali: la stessa cosa non avviene con altri tipi di cefalea primaria. Quindi la comparsa delle crisi è irregolare con una media inferiore alla singola crisi nel 55% dei casi. Tuttavia vi è la possibilità che l’attacco si ripresenti nell’arco di 1 o 2 giorni.

L’aura è l’elemento cardine dell’emicrania sopracitata. Si presenta come una serie di sintomi neurologici focali di stampo irritativo e dal carattere remissivo: questi compaiono in maniera graduale entro 5-20 minuti e si protraggono nel tempo per 20-30 minuti. In questo caso ci si riferisce all’aura come “aura tipica”, mentre se i sintomi persistono oltre 60 minuti abbiamo un “aura prolungata”.

L’aura si manifesta con alterazioni visive, sensitive e disturbi del linguaggio. Solitamente la versione più diffusa presenta solo sintomi visivi positivi e/o negativi percepiti in un emicampo visivo. L’aura a matrice visiva si riscontra nel 90% dei soggetti, quella sensitiva nel 58%, quella afasica nel 34%.

Tra i sintomi positivi abbiamo lo scotoma scintillante per cui si vedono fili luminosi o puntini brillanti (fosfeni), che mutano forma verso una manifestazione geometrica irregolare. Questi sintomi originano nel centro del campo visivo e migrano verso i lati periferici.

Gli spettri di fortificazione somigliano a linee parallele lucenti disposte a zig zag come quelle che proietta lo schermo di una tv guasta. Si possono assimilare a distorsioni visive degli oggetti come la micropsia e la macropsia.

I sintomi negativi si rivelano come deficit campimetrici: emianopsia laterale omonima, scotoma a mosaico.

Passando ai disturbi sensitivi si possono verificare parestesie, ipoestesie che progrediscono dall’origine fino a coprire parti del volto includendo anche la lingua. Nel 97% dei casi si concentrano sulle mani, nel 78% sulle braccia, nel 67% sul volto, nel 62% sulla lingua, nel 24% sulle gambe. Differentemente dall’aura epilettica, questi sintomi si diffondono lentamente.

La disfasia che prevede la difficoltà nell’elaborare le parole e l’afasia si ascrivono ai disturbi del linguaggio.

Solo in casi rari la fase dolente della cefalea e la fase premonitoria dell’aura si sovrappongono. Queste due manifestazioni hanno un rapporto consequenziale e unicamente nell’1% dei soggetti l’aura è l’unico disturbo a presentarsi. Qualora si verificasse una condizione simile, è indicata una seria indagine perchè potrebbe rivelarsi come campanello d’allarme per sindromi cerebrovascolari e cardiovascolari.

L’intensità del sintomo “dolore” è di valore minore rispetto all’emicrania senz’aura, inoltre il sonno aiuta la soluzione dell’attacco. Il dolore ha un andamento pulsante nel 50% dei casi e ha posizione unilaterale. Si manifesta insieme a nausea, fotofobia, fonofobia e osmofobia: la persistenza varia da qualche ora fino a 3 giorni.

Diagnosi differenziale dell’aura emicranica

L’aura emicranica può non essere diagnosticata correttamente, scambiandola per altre patologie.

La confusione è dettata dal fatto che in alcuni soggetti l’aura si presenta isolata senza essere seguita dalla cefalea e si parla di “aura tipica con cefalea non emicranica”. Ci riferiamo ai soggetti che inizialmente dopo l’aura soffrivano di emicrania, ma che col tempo hanno visto la remissione di quest’ultima. Altre persone, in maggioranza di sesso maschile, da sempre hanno patito solamente aura senza cefalea. Occorre in tutti questi casi svolgere degli approfondimenti diagnostici per escludere altre patologie come la TIA, ovvero l’Attacco Ischemico Transitorio. I fattori da tenere in considerazione rappresentano l’età, i disturbi negativi dell’aura e il classificare se risultano predominanti in attacchi lunghi o brevi.

  • Attacco ischemico transitorio (TIA): l’età del paziente è un elemento determinante perchè il TIA colpisce solitamente soggetti in età avanzata. Il TIA non viene accompagnato dalla cefalea. Bisogna anche tenere presente il tempo in cui sussistono i sintomi neurologici: nell’attacco ischemico transitorio sono inferiori a 15 minuti, mentre tra i 15 e i 30 minuti rientrano nel caso aura. Se si nota un calo transitorio della forza localizzato soprattutto negli arti inferiori, molto probabilmente si soffre di TIA.
  • Aura visiva epilettica: durante un attacco di epilessia si verifica un’aura che dura meno di 1 minuto e si compone di: automatismi, sintomi motori positivi, colori e figure e le alterazioni visive sono percepite nell’emicampo temporale.
  • A seguito della rimozione della neoplasia benigna possono manifestarsi sintomi dell’emicrania con aura. Lo stesso vale per i processi metastatici localizzati in superficie.
  • In presenza di malformazioni artero-venose bisogna condurre un’anamnesi familiare verificando il carattere negativo per la cefalea, se il paziente ha sofferto di fenomeni di aura con breve durata, di crisi epilettiche e la costanza unilaterale di deficit a livello neurologico.

Ringraziamo il Professore Fabio Antonaci Neurologo per la collaborazione alla stesura di questo articolo.

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